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domenica, 27 gennaio 2008

Gaza-strip2  NON DIMENTICHIAMOLI

      http://www.freegaza.ps/english

Questo lo ha scritto kiboko alle 13:52 | link | commenti (4)
israele, memoria, resistenza, kibokerie

giovedì, 03 gennaio 2008

  Zicken

C´è una parola tedzickenesca, Zicke, intraducibile se non con "rompiballe" che designa quel tipo di donna smorfiosetta, un po´prepotente, permalosa, capricciosa... ecco così sono anche queste due. Si amano ma non si sopportano, si cercano ma si evitano. Zicken, appunto.

Questo lo ha scritto kiboko alle 18:15 | link | commenti (6)
mush, kibokerie

mercoledì, 11 luglio 2007

PERCHÈ LI ODIAMO?

 

DI GILAD ATZMON
Information Clearing House
http://www.comedonchisciotte.org  (trad. di Gianni Ellena)

http://www.informationclearinghouse.info/article17963.htm


Quando vi arrivai circa tredici anni fa, trovai l’Inghilterra un posto molto tollerante. Ero stupito nel vedere così tanta gente di così tante estrazioni, non solo vivere insieme in pace, ma in completa armonia. All’Università di Essex, dove frequentavo corsi di specializzazione, erano tutti entusiasti riguardo al post-colonialismo. I britannici, così mi parve allora, si pentivano del loro imbarazzante passato coloniale. Ne fui abbastanza colpito, ma di certo non sconvolto. In ultima analisi, non è poi molto difficile denunciare i crimini dei propri nonni.

Fui sbalordito nel vedere turchi e ciprioti gestire drogherie gli uni di fianco agli altri in Green Lane, Londra. Il mio primo coinquilino era uno studente palestinese di Beit Sahour, e tutto sembrava naturale. Non ci volle molto per me ad innamorarmi di questa città, e decisi di farne la mia fissa dimora.

A quei tempi la Gran Bretagna era molto diversa dal posto da cui provenivo. In Israele lo scenario umano era stato ufficialmente ridotto a due tipologie, che in modo grossolano erano suddivise, su binari opposti, in “Buoni” e “Cattivi”, “Noi” e ”Loro”, “Occidentali” e “Orientali”, o più semplicemente “Ebrei” e “Arabi”. Da dove provenivo la pace non poteva neanche scorgersi all’orizzonte, ma nella Londra degli anni ’90 non c’era tale dicotomia. Adesso osservo con dolore che tutto ciò è cambiato. Ogni giorno i nostri media ripetono la stessa domanda idiota: “Perché ci odiano così tanto?”, ed è ormai chiaro che i “noi” e ”loro” degli opposti binari stanno diventando parte integrante anche del modo di esprimersi britannico.

Quando arrivai agli inizi degli anni ’90, la politica britannica era molto noiosa. Al potere c’era John Major. Ma poco tempo dopo, un uomo politico giovane e dinamico lo spodestò. Quest’uomo politico è colui che, in appena dieci anni, è riuscito a demolire una delle più armoniose società occidentali. Tony Blair, la nuova grande promessa laburista, a capo della nazione per un decennio, è riuscito a trascinare la Gran Bretagna in ogni conflitto possibile e ad esasperare ogni conflitto minore fino alla crisi. E’ riuscito a mentire ripetutamente alla sua gente, al suo parlamento, al suo gabinetto, ed ha avviato una guerra illegale che ha fatto più di 700.000 vittime civili innocenti. Ovviamente non è stato capace di vedere l’impatto che queste guerre avrebbero avuto sulla società multietnica del suo paese.

Grazie a Dio, Blair si è appena dimesso da Primo Ministro; ha però lasciato una nazione sull’orlo del collasso morale. Il sistema britannico di diritto civile è gravemente minacciato. Politici di ogni partito stanno invocando leggi di detenzione più severe. La possibilità di deportazioni di massa dei nuovi immigrati non sembra più un incubo remoto. Tuttavia quello che più preoccupa è il ruolo dei media “liberi” di questo paese. I maggiori giornali e televisioni stanno arrendendosi spontaneamente alla linea di pensiero del governo. Ciò è qualcosa che mi ricorda troppo i media reclutati del mio povero paese che ho lasciato tredici anni fa.

Mi trovo quindi a pensare: come osano i media domandarsi “perché ci odiano?” Non la sanno la risposta? Non la sappiamo la risposta? Siamo o non siamo stati noi a demolire l’Iraq? E’ stato o no il nostro Primo Ministro, Tony Blair, a dare il via ad Israele di radere al suolo il Libano? E’ stato o no il governo di Tony Blair a non riconoscere il partito di Hamas in Palestina, democraticamente eletto? Non era Blair quello che ha lasciato che Israele facesse morire di fame Gaza?

Per coloro che ancora non riescono a capirlo, uccidere è piuttosto facile, ridurre intere città in un ammasso di rottami neanche troppo complicato. Per crescere un figlio ci vogliono alcuni anni, per costruire una città centinaia di anni e per stabilire armonia fra esseri umani ci vogliono migliaia di anni. Dovremmo smetterla di mentire a noi stessi e agli altri. Lo sappiamo molto bene perché ci odiano: perché ne hanno ottime ragioni, per come vanno le cose al momento siamo noi quelli che stanno uccidendoli in massa. Siamo noi che demoliamo le loro città e che uccidiamo i loro figli.

Perciò, piuttosto di porre la patetica domanda “perché ci odiano?” sarebbe meglio che scendessimo dal nostro piedestallo e ci chiedessimo “perché li odiamo tanto?” o persino: “perché odiamo tanto?” in generale.

Per portare la pace a Londra, a Glasgow, in Gran Bretagna e in occidente basta guardarsi allo specchio, guardare alle nostri gravi e devastanti malefatte e riparare il danno fatto da Blair, Bush & co., e rivedere il nostro sogno di una società occidentale ecumenica. E’ possibile. E’ nelle nostre capacità. Ci siamo già stati, non molto tempo addietro, lo ricordo bene, era solo tredici anni fa, l’ho sentito quando sono atterrato in Gran Bretagna.




Questo lo ha scritto kiboko alle 18:44 | link | commenti (5)
israele, migranti, kibokerie, information clearing house

giovedì, 07 giugno 2007

Barcellona 05...scritta fotografata a Barcellona tre anni fa, ma sempre attuale....

Questo lo ha scritto kiboko alle 17:15 | link | commenti (2)
resistenza, kibokerie

domenica, 29 aprile 2007

A volte mi sento come un pacco postale...paccomilva

Questo lo ha scritto kiboko alle 21:07 | link | commenti (2)
pessimismo e fastidio, kibokerie

mercoledì, 21 marzo 2007

Questo atteggiamento verso la vita non mi riesce spesso, però lo ammiro...

"Mai mi ero lamentato della mia sfortuna, mai mi ero arrabbiato per le numerose preoccupazioni               abbattutesi su di me ....,fino al giorno in cui mi ritrovai a piedi nudi, e senza denaro per comperarmi delle    pantofole.Scontento ed infastidito entrai nella           Moschea di Kufa per alleviare il dolore del mio cuore con la preghiera.                                                      

E lì vidi un uomo senza piedi.

Allora ringraziai Dio e continuai ad aspettare le mie scarpe con pazienza.“

Sheikh Sadi, Gulistan

 

Questo lo ha scritto kiboko alle 13:40 | link | commenti (12)
islam, kibokerie

sabato, 10 febbraio 2007

BASTA !

 

Sabato pomeriggio. Alle prese con una traduzione noiosa e urgente. Suona il citofono, è un`amica. Sale, è in lacrime. Problemi col marito, che ultimamente ha reazioni spropositate oppure si comporta da ameba. Parliamo un po`, cerchiamo una „soluzione“. Leggermente più calma, torna a casa. Nei giorni seguenti racconto l`episodio ad almeno tre persone che stimo e che reputo „open minded“. Il commento tipo è „ma non sarà che in quella cultura lì le donne non contano un ca**o e quindi lui la tratta male per quello?“

Ora provate a indovinare da dove viene il marito della mia amica… ovvio, è musulmano e viene dall´Iran…

Ora, ma quando la smetteremo di catalogare tutto così a comparti stagni?

E BASTA col musulmano geloso, il genovese avaro, l`inglese mylord, la svedese troia, il milanese baüscia, il marocchino spacciatore, l`afgana sottomessa, lo svizzero preciso, il tedesco nazista, il francese altezzoso, il siciliano mafioso, il filippino servile… ma possibile?

In ogni caso il marito della mia amica è risultato avere una forte depressione, è in cura e sta meglio.

 

Questo lo ha scritto kiboko alle 21:07 | link | commenti (14)
pessimismo e fastidio, teste di lingam, kibokerie

mercoledì, 24 gennaio 2007

                      La perla           

  

In sogno, qualcuno veniva da me e mi porgeva una scatolina d`avorio, dicendomi : „Accetta questo dono“.

Quando mi destai, trovai la scatolina  sul guanciale ; nell`aprirla vi trovai una perla delle dimensioni di una nocciola.

Di tanto in tanto la mostravo ad un amico o ad un esperto, ai quali chiedevo di esaminare quell`oggetto stupendo.  Scuotendo la testa mi rispondevano  tutti : „Quale perla? La scatola è vuota“. E io ogni volta ero stupefatto nel sentirli negare ciò che era davanti ai miei occhi. Finora non ho ancora trovato nessuno disposto a credermi, e tuttavia la disperazione non si è ancora impadronita del mio cuore.

 

 

Da: „Echi di una autobiografia“  Naghib Mahfuz, 1994

Questo lo ha scritto kiboko alle 15:24 | link | commenti (3)
arabiyya, kibokerie

venerdì, 19 gennaio 2007

In questi tempi bui e tempestosi (qui ieri vento a 150 kmh, non so se rendo...), una novella che rileggo sempre volentieri.

L`uomo che sapeva volare

 

S`era sparsa la notizia che in un lontano paese c`era un uomo che sapeva volare. Il ricco Mansur decise allora di partire alla sua ricerca per farsi insegnare a qualsiasi prezzo quel meraviglioso segreto. Un segreto, certo , da tenere tutto per sé, per cui partì solo, per prudenza. Tuttavia, giunto in quel lontano paese, per quanto chiedesse, nessuno sapeva dargli le indicazioni necessarie per rintracciare lo straordinario personaggio. Certo, tutti ne avevano sentito parlare, e anzi qualcuno lo aveva anche visto volarsene via davvero, ma nessuno sapeva dove abitasse, e perfino sul suo aspetto le notizie erano contrastanti. Mansur si decise allora ad offrire un premio a quanti potevano fornirgli informazioni sicure, ma neanche questo servì.

Un giorno, mentre era nel bazar della capitale, un vecchio male in arnese, un povero insomma, l`avvicinò e gli chiese : „Sei tu quello che che cerca l`uomo che vola?“. „ Sì, sono io. Puoi dirmi dove posso trovarlo? Ti ricompenserò bene, se lo incontro.“.

„Posso condurti da lui, se vuoi. Prima però andiamo a mangiare e poi ci metteremo in cammino“.

Così fecero, e anzi Mansur gli comperò un mantello e anche un paio di sandali nuovi. Andarono verso nord, passarono il fiume, e a sera presero alloggio in una locanda. Il giorno dopo ripresero il cammino, sempre parlando dell`uomo che volava.

„È ancora lontano?“, chiedeva Mansur.

„No, è proprio vicino ; vieni con me e aspetta“.

Così passarono alcuni giorni e poi una settimana intera, e a Mansur cominciarono a sorgere dei dubbi, nel suo animo si fece strada un sospetto. Quando poi cominciarono a inerpicarsi lungo il fianco di un`alta montagna, non ne poté più  e sbottò : „Ma allora, è ancora lontano? È una settimana che ti nutro e ti alloggio. Vorrei sapere quanto manca ancora“.

„Abbi pazienza, ti assicuro che è molto vicino. Ancora un poco.“.

Mansur riprese ad arrampicarsi ansimando, ma ad un certo momento, quando poco mancava alla cima, urlò :“No, ho capito, tu sei proprio un falso compagno, non sai niente ! Mi hai preso in giro per sette giorni solo per essere nutrito e vestito. Giunti sulla cima, mi farai scendere in un`altra valle , e poi ancora su, per per un altro monte, e così via. Sei uno straccione miserabile, va` al diavolo ! Io me ne torno a casa . Certo non darò più retta a favole assurde e a profittatori  par tuo“. E così, voltate le spalle al vecchio, prese a scendere dal monte, incollerito.

Il vecchio, con calma, rimase un poco a guardarlo allontanarsi. Poi, voltategli le spalle, raggiunse in pochi passi la cima della montagna e da lì spiccò il volo nel limpido cielo azzurro.

 

Da: „Saggezza islamica – le novelle dei sufi“ Gabriele Mandel,  ed. Paoline, 1992

 

Questo lo ha scritto kiboko alle 15:07 | link | commenti (5)
islam, kibokerie

giovedì, 21 dicembre 2006

I biscotti di Natale


 


Una delle cose più carine del paese che ormai da anni mi ospita, è questa faccenda dei biscotti di Natale.


Verso metà novembre i supermercati allestiscono scaffali appositi su cui si trovano mandorle in tutte le fogge, nocciole, pistacchi, vanillina, cioccolati vari, zucchero a velo ecc. ecc.


I primi tempi non capivo a cosa servisse tutta sta roba, guardavo i carrelli delle massaie locali che si riempivano di burro, farina, zucchero e innumeri pacchetti dei suddetti ingredienti e la mia faccia sembrava un punto interrogativo. Poi, a scuola, ho iniziato a intuire. L`ultimo giorno prima delle vacanze natalizie "le mie signore" arrivavano tutte o quasi con dei sacchettini trasparenti pieni di biscottini di tanti tipi diversi, come omaggio germanico per celebrare la festa. Ah, ecco, ora i conti tornano. E ho scoperto che è un po`uno sport nazionale quello di fare i biscottini nelle settimane dell`Avvento, tipicamente di sabato, biscoquando fuori fa freddo e il forno acceso da`una certa soddisfazione non solo gastronomica.


E mi ha contagiato sta storia, ora i miei dieci tipi li faccio anch`io…


 

Questo lo ha scritto kiboko alle 09:27 | link | commenti (11)
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