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NON DIMENTICHIAMOLI
http://www.freegaza.ps/english
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PERCHÈ LI ODIAMO? |
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http://www.informationclearinghouse.info/article17963.htm
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Ran Cohen, The Electronic Intifada, 24 April 2007
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La leggenda dei posti di blocco rimossi.
Lunedì scorso I giornali ci hanno dato un piccolo motivo per essere felici. Il Primo Ministro Israeliano Ehud Olmert si è incontrato col Presidente Palestinese Mahmoud Abbas per la seconda volta in poche settimane. Riportando dell’incontro descritto dai Palestinesi come “infruttuoso” – Ha’aretz annota:
“anche un tenente colonnello dell’IDF (n.d.Talib: Israel Defense Forces) ha partecipato all’incontro. L’ufficiale ha parlato brevemente con i Palestinesi dei piani di rimozione dei posti di blocco nella West Bank. Secondo l’ufficiale, l’IDF ha rimosso 44 posti di blocco. Ha aggiunto che l’IDF sta progettando di rimuoverne altri 17 nel prossimo avanzamento del piano. La fonte informa che la delegazione Palestinese ha chisto la rimozione di altri posti di blocco, e Olmert ha espresso la sua volontà in proposito.”
Buone notizie, no?!
Senti senti: l’IDF ha rimosso 44 posti di blocco! Può non essere molto, viste la lista piuttosto estera di restrizioni imposte ai Palestinesi, per esempio:
Proibizioni in atto
Ø Ai Palestinesi della striscia di Gaza è fatto divieto di stare nella West Bank.
Ø Ai Palestinesi è fatto divieto di entrare in Gerusalemme Est.
Ø I Palestinesi della West Bank non possono entrare nella Striscia di Gaza tramite il passo di Erez.
Ø Ai Palestinesi è fatto divieto di entrare nella Jordan Valley
Ø Ai Palestinesi è fatto divieto di entrare in villaggi, terre, cittadine, e vicinanze della “seam line” tra il recinto di separazione e
Ø Ai Palestinesi non residenti nei villaggi di Beit Furik e Beit Dajan nell’area di Nablus, e Ramadin nel sud di Hebron, è proibito entrarci.
Ø Ai Palestinesi è fatto divieto di entrare nell’area di colonizzazione (anche se le loro terre sono nell’area di colonizzazione)
Ø Ai Palestinesi è fatto divieto di entrare a Nablus con un veicolo.
Ø Ai Palestinesi residenti in Gerusalemme è fatto divieto di entrare nell’area A (Città Palestinesi della West Bank).
Ø Ai Palestinesi residenti nella Striscia di Gaza è fatto divieto di entrare nella West Bank tramite l’Allenby crossino.
Ø Ai Palestinesi è fatto divieto di viaggiare all’estero dall’aeroporto Ben-Gurion.
Ø Ai bambini sotto i 16 anni è fatto divieto di lasciare Nablus senza un certificato di nascita originale e un genitore.
Ø Ai Palestinesi con permesso di entrare in Israele è fatto divieto di entrare usando gli stessi passaggi degli Israeliani e dei turisti.
Ø Ai residenti di Gaza è fatto divieto di prendere la residenza nella West Bank.
Ø Ai residenti della West Bank è fatto divieto di prendere la residenza nella Jordan Valley, nelle comunità presso la seam-line, o nei villaggi di Beit Furik e Beit Dajan.
Ø Ai Palestinesi è fatto divieto di trasportare merci e carichi attraverso i posti di blocco della West Bank.
Proibizioni periodiche
Ø Ai residenti di alcune parti della West Bank è fatto divieto di viaggiare nel resto della West Bank.
Ø Alla popolazione di un certo gruppo di età – principalmente uomini dai 16 anni ai 30, 35 o 40 – è fatto divieto di lasciare l’area dove risiedono (di solito Nablus e altre città della parte nord della West Bank).
Ø La macchine private non possono passare dal posto di blocco di Swahara-Abu Dis (che separa la parte nord della West Bank dalla parte sud). Questa restrizione venne cancellata per la prima volta 2 settimane fa in occasione dell’allentamento delle restrizioni.
Permessi di viaggio richiesti
ü Carta magnetica (necessaria per entrare in Israele, ma facilità anche il passaggio ai posti di blocco nella West Bank)
ü Permesso di lavoro per Israele (l’impiegato deve andare presso gli uffici dell’amministrazione civile e richiederne uno)
ü Permesso per trattamenti medici negli ospedali Israeliani e Palestinesi di Gerusalemme est (il richiedente deve possedere un invito dell’ospedale, la sua anamnesi medica, e provare che quel trattamento che lui sta cercando non può essergli fornito nei territori occupati).
ü Permesso di viaggio per passare dai posti di blocco della Jordan Valley.
ü Permesso mercantile per trasferire merci.
ü Permesso di colitvare lungo la seam line richiede un modulo dall’ufficio del registro delle terre, un titolo di proprietà e la prova di una relazione stretta con il proprietario della terra
ü Permesso di entrata per la seam line (per parenti, team medici, lavoratori edili, ecc. Quelli col permesso devono entrare ed uscire dallo stesso passaggio, ache se lontano o anche se chiude presto).
ü Permesso di passaggio da Gaza, attraverso Israele verso
ü Carta di identità per residenti di lunga data per chi vive nelle enclavi della seam line.
Posti di blocco e barriere
o Al 9 gennaio 2007 75 posti di blocco fissi nella West Bank
o A settembre 2006 circa 150 posti di blocco mobili alla settimana
o 446 ostacoli tra le strade e i villaggi, inclusi cubi, bastioni, 88 passaggi blindati e
o Ci sono 83 passaggi blindati lungo la recinzione di separazione che divide le terre dai loro proprietari. Solo 25 ogni tanto sono aperti.
Principali strade chiuse ai Palestinesi, ufficialmente o in pratica
v Road 90 (l’arteria di grande traffico della Jordan Valley).
v Road
v Road 585 lungo le colonie di Hermesh and Dotan.
v Road 557 ad ovest del raccordo di Taibeh-Tul Karm (Green Line) ad Anabta (esclusi i residenti di Shufa), e a est da Nablus sud (posto di blocco di Hawara) fino alla colonia di Elon Moreh.
v Road 505, da Zatara (raccordo di Nablus) a Ma'ale Efraim.
v Road 5, dal raccordo di Barkan alla Green Line.
v Road 446, dal raccordo di Dir Balut alla Road 5 (Colonie di Alei Zahav e Peduel).
v Roads 445 and 463 intorno alle colonie di Talmon, Dolev, e Nahliel.
v Road 443, da Maccabim-Reut a Givat Ze'ev.
v Strade della città vecchia in Hebron.
v Road 60, dalla colonia di Otniel direzione sud.
v Road 317, intorno alle colonie della zona sud della collina di Hebron.
Così, tenendo presente questa lista, come ho appena detto, la rimozione di 44 posti di blocco non è molto, ma insomma, è una buona notizia no?
Indietro a dicembre 2006
Rinfreschiamoci la memoria. Tutto è iniziato lo scorso Dicembre, quando Olmert incontra Abbas. Olmert gli promette di rimuovere i posti di blocco nella West Bank. “Ho l’intenzione di supervisionare personalmente”, dice Abbas, “così che la società Palestinese possa trovare sollievo” (Ha’aretz, 24 dicembre 2006). Lo stesso giorno, Ha’aretz riporta che il ministro della difesa Amir Peretz e il suo aggiunto Ephraim Sneh stanno attualmente lavorando ad un piano per facilitare i movimenti dei Palestinesi nella West Bank.
I due devono aver passato la notte intera nel loro ufficio, ad escogitare un piano per smantellare non meno di “45 di circa 400 posti di blocco.” All’alba, quando volevano ritirarsi per un pisolino, trovano Ha’aretz sull’uscio, titolo principale “IDF si oppone al piano di Olmert per smantellare i posti di blocco della West Bank”.
Questa sembra una storia degna di essere seguita. In una democrazia, il governo da gli indirizzi politici e l’esercito li esegue. In altri tipi di regimi, l’esercito da gli indirizzi politici, il governo annuisce. Che tipo di regime è Israele?
Olmert fa marcia indietro
Pochi giorni dopo (Ha’aretz, 27 dicembre 2006) il primo ministro ordina comunque all’esercito di smantellare I posti di blocco – ma “in una seconda fase, conseguente ad una decisione ulteriore della fase politica”. Così, al primo passo, nessun posto di blocco sarà rimosso (e dopo vedremo). Questo, come qualche sociologo Israeliano dice, è sempre stato il regime Israeliano. Invece di rischiare uno scontro con l’esercito, il governo accondiscende alle richieste dell’esercito.
Intanto, Aluf Benn di Ha’aretz rivela che il “nuovo” piano per smantellare 45 posti di blocco non è altro che un vecchio documento, preparato dall’esercito Israeliano originariamente in inglese – un “prodotto d’esportazione” per occhi Americani – tornato nel 2005. E mai messo in pratica, naturalmente. Troppo per la notte insonne dell’aiutante di Olmert. Tutto quello che hanno fatto è stato nutrire i media con un vecchio documento dell’esercito.
Il premio dell’esercito
Comunque, il primo ministro ha dato all’esercito l’ok per non smantellare nessun posto di blocco. L’esercito, da parte sua, non ha lasciato senza ricompensa questo gesto ministeriale. Il 17 Gennaio Ha’aretz riporta che l’esercito Israeliano infine accondiscende. “
Ops…
In questo caso eccezionale, ci è voluto meno di una settimana per mostrare lo sporco legame tra governo ed esercito.
Un mucchio di questi traffici – tra governo, esercito e coloni – non vengono mai alla luce. L’intero progetto coloniale Israeliano è basato su traffici di questo tipo, fatti in barba a tutti i meccanismi democratici. Ma questa è stata un’eccezione. Il 22 gennaio, facendo seguito ad un imbarazzante rapporto ONU, l’esercito ha dovuto ammetterlo.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno ammesso ieri che le 44 barriere che hanno detto di aver rimosso tra i villaggi della West Bank non esistevano.
Martedì scorso, l’IDF ha annunciato di aver rimosso 44 barriere che bloccavano le strade di accesso ai villaggi della West Bank, per mantenere le promesse fatted al Primo Ministro Ehud Olmert al Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas durante il loro incontro di un mese fa. Olmert ha promesso misure per alleviare la vita dei civili Palestinesi.
Comunque, fonte militare ha ammesso ieri che questi ostacoli sono stati rimossi prima che a livello politico si decidesse per l’attenuazione o già erano scavalcati dai Palestinesi, e la decisione presa è stata quella di non ricostruirli.
Così i 44 posti di blocco, od ostacoli “rimossi”, non esistevano in un primo tempo. Gli Israeliani hanno mentito probabilmente contando sulla superiorità dell’informazione Israeliana: dopo tutto, chi può contare tutti i posti di blocco meglio dell’esercito Israeliano? Purtroppo, le Nazioni Unite si sono mostrate un inaspettato ostacolo.
Le bugie di ieri sono la verità di oggi
Ma perchè disturbarsi a dire la verità quando una bugia si dimostra così buona? 3 mesi dopo, Israele conta già sulla nostra memoria corta. In un incontro ufficiale tra il primo ministro Israeliano e il Presidente Palestinese, niente meno, l’esercito rende nota ancora una volta la leggenda dei 44 “posti di blocco rimossi”. La bugia detta a Gennaio viene riciclata come verità in Aprile, e tutti sono felici: Israele può reclamare di aver mantenuto la promessa, gli Americani possono reclamare progresso nel “processo di pace”, anche il Presidente Mahmoud Abbas può reclamare una conquista.
Chi si prenderebbe la scocciatura di ricordarci che tutto questo non è altro che una bugia? Il martoriato popolo Palestinese non ha sentito il benché minimo sollievo, ma è stato cinicamente imbrogliato ancora una volta. E tutti noi siamo stati abbindolati con loro.
Ricordiamocelo la prossima volta che i Palestinesi mostreranno la loro inspiegabile ingratitudine.
Il Dott. Ran Cohen è nato in Olanda nel 1964 ed è cresciuto in Israele. Ha un B.A. (?) in scienze informatiche e un M.A. (?) in Letteratura Comparata, e la sua PhD (!!) è in studi ebraici. Insegnante universitario in Israele. Lavora anche come traduttore (dal tedesco, inglese e olandese) e come critico letterario per il quotidiano Yedioth Achronoth.
I lavori di Cohen sono stati pubblicati ampiamente in Israele. “Letter from Israel” appare occasionalmente su Antiwar.com.
Questo articolo, pubblicato su Antiwar.com, è ripubblicato con il permesso dell’autore.
Cosa significa la persecuzione di Azmi Bishara per
A
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16 April 2007

Lo stato di Israele e il movimento Sionista hanno cominciato il loro ultimo assalto nella loro centenaria lotta per sbarazzare
Bishara è un Palestinese cittadino di Israele, uno di quel più di un milione che vive dentro lo stato ebraico, discendenti o sopravvissuti alla pulizia etnica sionista che ha forzato la maggior parte dei Palestinesi a partire nel 1947-48. Eletto nella Knesset nel 1996, Bishara è il fondatore della National Democratic Assembly, un partito che invoca la trasformazione di Israele da etnocrazia settaria a stato democratico per tutti i suoi cittadini.
Domenica, Bishara è apparso su Al-Jazeera, dopo settimane di speculazioni della stampa sul suo ipotetico volontario esilio e la volontà di rassegnare le dimissioni dallo Knesset. Ha rivelato che effettivamente è al centro di una indagine di alto livello da parte dei servizi di sicurezza Israeliani che apparentemente sembrano avere seri addebiti contro di lui.
La censura in materia è così serrata nella “democratica” Israele che dopo pochi giorni ai giornali Israeliani è stato proibito anche di menzionare l’esistenza delle prove. Stanno dimenticando di riportare qualsiasi cosa circa la sostanza dell’investigazione, e Ha’aretz ha ammesso che a causa della censura ufficiale non può nemmeno ristampare la gran parte di quello che Bishara ha detto in televisione a milioni di telespettatori.
Bishara stesso è stato vago circa gli addebiti. Anche se lui conoscesse tutti i dettagli, si metterebbe in grande pericolo parlandone. Ha detto che sta pensando a cosa gli conviene fare, incluso quando ritornare in Israele. Mentre discuteva del valore di spendere anni per provare la sua innocenza su cose che non considera illegali, come mantenere larghi contatti con il mondo arabo di cui si sente parte, ha riflettutto amaramente sul fatto che in definitiva si trova a dover scegliere tra prigione, esilio o martirio. Queste infatti sono le uniche scelte che Israele ha sempre posto ai Palestinesi che rifiutano di sottomettersi al regime razzista Sionista.
Ciò di cui è certo è di essere il bersaglio di una campagna, coordinata dagli alti livelli dello stato Israeliano per distruggere lui e il suo movimento politico. Ha indubbiamente ragione su questo e ci sono molti precedenti. Nel 2001, l’alto magistrato Israeliano Elyakim Rubinstein incriminò Bishara per “attentato alla sicurezza del paese” a causa di commenti da lui fatti durante una visita in Syria, e il Knesset votò per la prima volta nella sua storia per levare l’immunità di uno dei suoi membri, così Bishara potè essere giuidicato. Nel 2003, l’Israeli Central Elections Committee provò a escludere Bishara e il suo partito dal partecipare alle elezioni nazionali, con la giustificazione che il partito non aderiva al dogma per cui Israele deve rimanere uno “stato Ebraico”. Secondo le leggi Israeliane tutti i partiti devono sposare il dogma che Israele deve sempre garantire speciali e migliori diritti agli Ebrei, ciò significa che i partiti veramente democratici sono sempre a rischio di illegalità.
Quella decisione fu alla fine rovesciata dalla Corte. (benchè sia da notare che l’interdizione fu supportata dall’alto magistrato Rubinstein, che ora è Giudice di Corte Suprema!).
Questa persecuzione contro i Palestinesi in Israele è la norma da quando lo stato è stato fondato. Fino al 1966, essi vivevano sotto “governo militare”, una forma di occupazione militare interna simile a quanto sperimentato dai Palestinesi nell’West Bank e a Gaza oggi. Leggi, norme e politiche che continuano a negare loro i fondamentali diritti umani come ben descritto nel recente libro di Jonathan Cook "Blood and Religion; Unmasking the Jewish and Democratic State" clik
In anni recenti sondaggi mostrano che la maggioranza degli ebrei Israeliani costantemente appoggia gli sforzi del governo per forzare i cittadini Palestinesi fuori dalla loro terra. (Nelle ultime settimane, il primo ministro Israeliano e il leader del Likud Benjamin Netnanyahu ha dichiarato che sarebbe meglio se Bishara non tornasse).
Bishara vede l’ultima mossa Israeliana come un segnale del cambio delle “regole del gioco”. Se lui, ufficialmente eletto, figura pubblica conosciuta può trovarsi di fronte a queste tattiche, cosa può capitare al resto della comunità?
Inoltre, la recente pubblicazione dei leader Palestinesi in Israele di un rapporto che chiede tenui riforme allo stato Israeliano clik ha stimolato la polizia segreta, lo Shin Bet (che adotta la tortura e le squadre della morte nei territori occupati) a mettere in guardia perché potrebbe “distruggere l’operato di qualsiasi gruppo che cerca di cambiare il carattere ebreo o democratico di Israele, anche se per farlo usasse mezzi democratici” (“Abar leaders air public ralations campaign against Shin Bet”, Ha’aretz, 6 aprile 2007). (Ci sono precedenti a sostegno di questa minaccia, non solo contro i Palestinesi, ma anche contro gli Ebrei Israeliani di Mizrahi distrutti dallo Shin Bet perché tentavano di organizzarsi contro la discriminazione degli Ashkenaziti – vedi il libro di Joseph Massad The Persistence of the Palestinian Question. clik)
Gli attivisti per la solidarietà Palestinesi devono capire il segnale che Israele sta mandando attraverso la persecuzione di Bishara e agire di conseguenza. Per anni, la corrente principale del movimento Palestinese ed i suoi alleati si sono nascosti dietro allo slogan “stop all’occupazione”. Se mai lo è stata, questa visione non è più fondamentale. Dobbiamo riconoscere che la guerra di Israele contro i Palestinesi non discrimina tra i Palestinesi, risparmiandone qualcuno e condannando gli altri. Prende tuttavia diverse forme, a seconda di dove sono i Palestinesi. Quelli di Gerusalemme Est, West Bank e striscia di Gaza vivono sotto una forma estrema di tirannia militare ora spesso chiamata “apartheid”, sebbene sia sempre più chiaro che si tratta di qualcosa di peggiore. I Palestinesi all’interno dei confini di Israele del 1948 vivono sotto un sistema di leggi, di politiche e di norme che li escludono politicamente e li opprimono economicamente e socialmente. Milioni di Palestinesi fuori dal paese sono vittime di leggi razziste che gli proibiscono il ritorno per il solo motivo che non sono ebrei.
In pratica questo significa che il movimento di solidarietà Palestinese ha bisogno di modellare un nuovo messaggio che rompa con la fantasia fallita di una ermetica separazione in stati nazionali. Significa che dobbiamo concentrarci sul battere il razzismo Israeliano e il colonialismo in ogni sua forma contro quelli che sono sotto occupazione, contro quelli all’interno e contro quelli in esilio. Abbiamo bisogno di educarci su quello che sta accadendo in tutta
Azmi Bishara è l’unico leader Palestinese di statura internazionale che esprime una visione e una strategia che riguarda tutti i Palestinesi e può effettivamente sfidare il Sionismo. Per questo teme per la sua vita, per la sua sicurezza e per il suo futuro mentre il “presidente” collaborazionista Mahmoud Abbas in Ramallah riceve soldi e armi dagli Stati Uniti e te e dolci da Ehud Olmert.
Ali Abunimah è co-fondatore di The Electronic Intifada e autore di “One Country: A Bold Proposal to End the Israeli-Palestinan Impasse (Metropolitan Books, 2006) clik sul libro.
Sempre grata alla lista Apriti Sesamo (clik) 
ElBaradei torna a fare appello per un medio oriente senza nucleare.
“Questa è l’ultima occasione per costruire la sicurezza basandola sulla fiducia e cooperazione”
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Compiled by Daily Star staff
Monday, April 16, 2007
Il capo degli Ispettori ONU per l’energia Atomica Mohamed ElBaradei ha fatto appello ad Iran e Israele per creare un medio oriente libero dal Nucleare ed esorta gli altri stati a non ricorrere ad azioni militari contro Teheran. “alla fine il Medio Oriente potrebbe essere una zona libera da armi di distruzione di massa, una zona di cui Israele e Iran sono entrambi membri”, ha detto ElBaradei dopo i colloqui in Giordania con Re Abdullah II.
“Questa è l’ultima occasione per costruire la sicurezza nel medio Oriente basata su fiducia e cooperazione e non sul possesso di armi nucleari”, ha detto il capo dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica)
ElBaradei ha detto che un accordo di pace tra Israele e i suoi vicini Arabi “deve essere raggiunto in parallelo con un accordo di sicurezza nella regione basata sull’eliminazione dalla regione di tutte le armi di distruzione di massa.
Israele è considerata la sola, sebbene non dichiarata, potenza nucleare nella regione con un arsenale di circa 200 testate da guerra.
Elbaradei nota inoltre che “i paesi Arabi hanno sottoscritto il Trattato di Non Proliferazione (nucleare), mentre Israele non lo ha fatto."
Dice che c’è uno “squilibrio” tra le capacità nucleari di Israele e dei paesi Arabi. Israele, dice ElBaradei, “ha una forza di deterrenza nucleare mentre tutti i paesi Arabi hanno orientato i loro programmi a scopi pacifici”.
Ha ripetutamente fatto appello all’Iran perché “cooperi con noi con trasparenza sufficiente fino a che non si abbia la sicurezza che il programma Iraniano è orientato a scopi pacifici”.
“Non abbiamo evidenze che questo programma è orientato a scopi militari e non abbiamo evidenza di basi sotterranee”, dice ElBaradei.
Ma aggiunge: “C’è paura sulle future intenzioni dell’Iran, non oggi ma entro i prossimi tra 5 e 10 anni.”
“Abbiamo comunque molto tempo per risolvere questa questione pacificamente, (e) l’unico modo per risolvere il problema Iraniano è attraverso i negoziati,” aggiunge ElBaradei, eliminando qualsiasi possibile opzione militare riguardante l’Iran come “irreale e disastrosa”.
ElBaradei è in Giordania per discutere i desideri del Paese di ottenere energia nucleare per generare elettricità ed altri usi pacifici. Amman è la terza tappa di un tour che lo ha portato anche in Arabia Saudita e in Oman.
Re Abdullah, durante i colloqui a porte chiuse con ElBaradei, ha promesso che il suo paese sarà un modello per ciò che vuole predisporre per l’energia nucleare per questo insiste sull’uso