

colui che cerca.
- La lettera di Ahmadinejad a Bush - Traduzione integrale in italiano
-Israele - cronologia della corsa al nucleare
- Colpisce più la lingua (araba) che la spada
- Nomi femminili arabi e loro significato
- Nomi maschili arabi e loro significato
- Enciclopedia dell’Oriente, dalla A alla Z
- Conoscere l'Islam e i musulmani
- 10 cose che tutti dovrebbero sapere dell’Islam
- Intervista a Roberto Hamza Piccardo
- L'identità ridotta ad un burka
- Informazioni di cultura araba
- l'Islam politico. Genesi e motivazioni
- Palestina. Intifada fino alla vittoria!!!
- Cosa c'è dietro il conflitto Afghano
- Pakistan e Afghanistan di Hamza Alavi
- I Taliban: storia e ideologia
- Cronologia del movimento dei Taliban
- Saddam, il nostro buon amico
- La guerra USA contro l’Iran è già iniziata
- Iran e proliferazione nucleare
- IRNA - Islamic Republic News Agency
- Al Qaeda: risposte sbagliate a problemi reali
- La questione mediorientale vista da Chomsky
- L'Impero visto da Giulietto Chiesa
- Israel Shamir. I suoi scritti
- l'Associazione Rivoluzionaria delle Donne d'Afghanistan
- Thomas Sankara e il Burkina Faso
- Se Dio è uno, perchè tante religioni?









































Boh, sarà che coi Topolino ciò imparato a leggere, saranno Gas, Bianca e Berny, Jerry e Speedy Gonzales, ma a me sti topi mi sembrano così carini.
Se trovo un corso da impagliatrice inizio a tenerli. Fò come Pria (clik), riempio la casa di vetrinette, mi licenzio dall’ufficio e fondo il Museo del Topo. E della bacca rossa. Ci arricchiamo, io e le mie ragazze pelose.
Quando parto per i boschi mi seguono in fila indiana, a parte
Mi sento Dick Dastardly, con Busha-Muttley a giro per la vallata a caccia di topi strani e bacche rosse.
Intanto baratto semi con zucchette e foglie di piante grasse. La notte mi fisso sul centro della Galassia e più guardo il Sagittario impallidito delle luci della costa più mi sembra il Castello Errante di Howl nella bruma lattiginosa.
Se ci fosse un capovillaggio nella ex contrada delle fantine (*) - Gromolo Valley district - si dovrebbe fare un plenum sulle galline di mia nonna. Io sarei in forte conflitto di interessi, da una parte le mie PRIME 6 piante di pomodoro da difendere e dall’altra le uova che sfornano, sono così contente di farsi i cazzi loro aggiro e tornare da sole a casa all’imbrunire che non sgarrano. L’altro giorno ne stavo scopando via una dal terrazzo e lei ha fatto i 4 gradini in volo atterrando sulla spalla di una tipa che faceva footing. Sono spavalde da matti, non hanno paura di niente. Col cazzo che ti corrono davanti come galline quando arrivi in motorino sul sentiero. Si fanno da parte ma con calma e per piacere, e ti guardano anche male che gli rompi i coglioni.
Il nostro vicino (Fatima, com’è il nostro vicino, eh??) ha alzato un cantiere edile intorno all’orto io un fortino apaches intorno ai pomodori e Carolina
(*) Quando ero piccola io ce n’erano
Porcamiseria. Non ho fatto in tempo a fare un post coltitolo "Mi ci mancava solo l'uccello!" che Pigolino è morto!
Pigolino era un neonato di merlo ed è arrivato sabato sera in bocca a Uatuat (che è una vera carnefice. Peserà 3 etti e ha sulla coscienza kg e kg di bestie di tutti i tipi. Ora si è offesa tantissimo e credo non porterà mai più niente ancora in vita). Non volava ancora e ciaveva le piumette vaporose da cucciolo, ma una bocca enorme e pigolava di continuo. Mi ha pigolato per la camera e sotto al letto tutto sabato notte, domenica mattina l'ho portato dalla mitica Rosa, solo lei poteva provarci.
, salva qualsiasi cosa animale e vegetale, cià la mano santa. Mi ha raccontato che aveva salvato un merlo un po' più grande di questo e gli è rimasto insieme 14 anni. Gli aveva insegnato anche a fischiare la canzone di Pinocchio. Infatti lei è riuscita a sincronizzare apertura bocca Pigolino - boccone di pane e latte, io avevo rinunciato. Gli ha cercato subito 3 vermetti freschi freschi e Pigolino sembrava sempre più baldanzoso. Così tanto baldanzoso che si è aperto da solo la porta della gabbietta e ha iniziato a girellare per la stanza.
Sembrava un uovo peloso con due gambette storte e dondolava di qua e di là. Però era un po' piccolo per essere un piccolo di merlo e secondo Rosa la santa l'ha buttato giù dal nido la mamma merla per mancanza di cibo. Magari aveva già sofferto la fame prima che Uatuat lo portasse sul mio terrazzo. Ciaveva anche l'asma. L'ha trovato ieri mattina ancora caldo e tutto compostino nella sua gabbietta. Ho capito che era successo l'irreparabile quando ho visto arrivare
Io non salvo più niente. Ora ciò pure la gatta offesa e l'uccello morto.
Non so come ho fatto ad abitare tanti anni lontana dalla campagna. Non me ne capacito, e quasi quasi se non era la campagna che veniva a cercare me.. (clik)
Non ho mai smesso di provarci a pasticciare con la terra, e dagli n traslochi s’è salvato tutto, pietre (clik) ed eroiche piante.
Siamo tornati tutti in campagna, io, il geranio citronello della mia prima casa,
la verbena che nella terza ha resistito eroicamente in un sacchetto da freezer strizzata tra la persiana e la finestra e pure un pezzo delle elementari, un pronipote dei Frati del bambino di Praga (come chi sono?? Conquisteranno il mondo prima degli iraniani! Clik).
Poi tutti i semini. Non so resistere ai semini ciò sempre le tasche piene, può darsi che un giorno me ne germogli uno lì. Belle di notte, gerani 
Ma non è un hobby è una malattia. Ora non vedo l’ora che crepino i tulipani per seminare ancora e intanto compro vasi su vasi e sacchi di terra e poi parto, parto con la zappetta e tutte le gattine dietro (tipo che si sgomitano che c’è da divertirsi e poi mi guardano da in cima agli olivi) e torno con trofei di cui vado fiera solo io.
C’è una Vicia che gli è presa benissimo di stare in un mio vaso e io ci passerei le ore (ci passo le ore!) a guardarla. Praticamente non è rampicante ma se la cava di molto.
Cià dei.. caviccioli tipo la vite in cima alle foglie, come delle ditine sottili e le abbarbica intorno a quello che trova e si tira su. Fa dei fiorellini viola blu e ha delle ascelle irresistibili. Cià una macchiolina nera sotto ogni gruppo di foglie, all’ascella, e le formichine, solo quelle
piccole e rosse, ci vanno pazze. Una specie di promessa d’amore, un antipasto della futura delizia. Ci sono storie d’amore pazzesche tra piante e insetti. C’è una certa graminacea che ha i semini ornati con una cresta, fatta di una sostanza che le fa impazzire, certe formiche. E quella graminacea la secerne apposta, per quella formica. E tutte le orchidee ophris, ognuna innamorata di una vespa diversa. Storie d’amore a lieto fine. Io adoro le storie d’amore a lieto fine.
Questa meravigliosa creatura è Busha, la mia cacciatrice sadomaso. Quella faccia lì la fa solo quando siamo sole io e lei, dopo che si è accertata che la porta è chiusa e non ci sono le altre smorfiose a guardarci, allora forse – ma forse – fa quella faccia lì. A volte fa anche le fusa e un paio di volte si è lasciata grattare la pancia, una pancia esagerata.
Poi ha un profumo bellissimo. Ormai siamo socie e mi lascia avvicinare il naso al testone, sa di fieno dolce un po’ affumicato. Non è una tipa da smancerie. D’altra parte prima che arrivassi io con le mie scatolette era lei che tirava il carretto. E’ la leader indiscussa. Ieri sera è
arrivata con un topo (vivo) tra i denti e dietro a ruota Cicabum l’eroica, che è in scala 1a3, con un microtopino in bocca anche lei. Il regalo più schifoso è stato un lombrico ENORME, una biscia di lombrico schifoso.
Che mi ama me ne sono accorta subito. Tutte le sere mentre Quando apro una scatoletta se non le do la sua parte per prima - e in alto, sempre più in alto delle altre vuole stare – si incazza a biscia e guai a me se mi avvicino, si attacca unghie e denti. Ormai ho imparato, se resto IMMOBILE poi mi molla quasi indenne. Non è amore questo??
Sabato notte dev’essere successo come in quel film il nome non me lo ricordo, ma quello dove il Messico chiude le frontiere 98uy77777777777777777777777777777777 mn2333* agli Usani in fuga da Usama Bin Ciclonen e tutta l’AlQaida di stravolgimenti climatici e il gelo scende su NewYork giù dalla punta dei grattacieli e giù cric croc cric croc. Domenica mattina qui era tutto cristallizzato. I maglioni stesi,
Poi a proposito di luna***. Mi ci sono tanto imbastardita a guardare su che pure quando è nuvolo, io e la cervicale s’è trovato un equilibrio simbiotico concertato che nemmeno la cgil.
Per esempio, quelle tre stelline in diagonale come nel gioco del tris mi han fatto venire matta, eppure nocemoscatafree non doveva essere difficile trovarlo, sembra un papillon Orione. Glup, io mi emoziono a guardare i bastioni di Orione (clik). E sul bordo Betelgeuse ROSSA (clik), un topazio. Poi io e la mia cervicale si discute, ma l’universo sarà finito o infinito? Mah, secondo me si implode di nuovo e si riparte. Io spero di reincarnarmi in un neutrino.
*qui si è fatta una passeggiata sulla tastiera Busha, la mia
cacciatrice sadomaso. Poi ci sono Sindibad, Cicabum, Uatuat e Zilzil. Sono 5, sono STUPENDE e mi hanno bevuto il cervello. Gatte tricolori di varia metratura e indole, una roba che mi sento Konrad Lorenz in gonnella. Intratutte mi hanno portato in due mesi sullo zerbino o direttamente in casa, morti ma anche vivi: 4 topolini grossi come una noce, 2 topi grossi come criceti, un lumacone, un lombrico di tutto rispetto e 3 uccellini (vai, esageriamo: due passeri e una silvia melanocephala)
** proprio da dietro. Invece di infilarsi nel calice dimodochè i miei nasturzi fanno i loro bei semini, quelli si mettono a cavalcioni sopra, bucano, succhiano come con la cannuccia e ciao.
*** qui (clik)si scarica uno stellario favoloso. Si possono indicare latitudine e longitudine e si vede la volta stellata tale e quale a casa propria.
Segnalazione dall'Iran blog, clik sulla foto:
Ormai è abitudine, a mezzanotte punto il naso sulla casa di nonna (clik) e il Grande Carro è lì, proprio sopra il tetto, impennato con Alkaid appena sopra l’orizzonte.
Sarà che nelle notti fredde e nitide d’inverno le stelle si vedono meglio e sbriluccicano di più, ma è da 2 settimane che abito lì (clik) e ho già visto più stelle cadenti che in tutta la mia vita. Mi pare anche strano, passasse qualcuno che se ne intende, mi è andata a male l’ultima partita di noce moscata o sono stelle cadenti proprio proprio?
Che anche questo era un desiderio che tenevo lì, insieme al libro con le mappe del cielo stellato. Giusto il Grande Carro mi era capitato di vederlo anche da Renà, la mattina presto all’orizzonte, ma tutto il resto è un desiderio che finalmente si esaudisce. La doppia W di Cassiopea, il quadrato di Pegaso, la via lattea e quelle stelline isolate e prepotentemente blu, che non ho ancora capito cosa sono ma datemi tempo. Mi è venuta la cervicale a stare aggiro col naso per aria, sicchè ora esco con 4 sciarpone tutte avvoltolate e per fortuna gli unici che gironzolano lì intorno di notte sono il Collie Alvin e il Cane Lupo Rex. Devo solo stare attenta a non lasciare la porta aperta, chè quando ci abitava
Poi ci sono i gatti, anzi le gatte. Ciccione e giocherellone, tutte femmine, tutte arlecchino. Ho fatto una cuccia sotto al porticato e la mattina quando apro per andare al lavoro ci sono sempre 4 o 5 testoline che mi sbirciano. Intanto il Grande Carro si è mosso e prima di saltare sulla mia piccola carretta (clik) seguo Dubhe e saluto
How I wonder what you are.
Up above the world so high,
Like a diamond in the sky.
Quando ho iniziato a studiare per diventare guida naturalistica mi son sentita a Macondo.
E’ che quello che era sempre stato intorno a me e mi era caro iniziava a delinearsi nei suoi particolari più nitidi, ogni cosa prendeva nome e cognome.
Il ginepro
coccolone con le due righette bianche sotto ogni ago, il viburno che è il primo a fiorire a fine inverno, i geotritoni innamorati a primavera, nel laghetto della cava di ardesia abbandonata.
Ho studiato sodissimo, una monomania
in fase acuta durata anni. Per la botanica ero a posto, trotterellavo dietro ad un affascinantissimo maresciallo della forestale e poi il fidanzato boscaiolo e tutta la variopinta schiera di personaggi della cooperativa. Mattine di ragnatele con la brina, sesso estremo (*) e incredibili Ophris inganna api.
Ma il mio Melquìades è stato “Pria”, pietra in genovese. Se chiedete di Pria in zona, ve lo indicano tutti dove abita. Il Direttore del Museo Mineralogico (che poi è casa sua. Le vetrinette occupano ogni centimetro utile, anche in bagno e in camera da letto).
E’ un rubicondo signore sulla settantina che abita in una strana casa sotto strada, tutta inghirlandata di ferro battuto e colorato, con foglie e roselline e tralci e tutto cresce giorno dopo giorno, sono 30 anni che ci lavora Pria, nel tempo libero. Fortuna che tempo libero ne ha poco, perché lui è un Cercatore di Pietre. Si occupa di terre rare, per l’esattezza (clik). Autodidatta ma di una certa rinomanza nei dintorni, ha scritto anche dei librini patrocinati dalla Comunità Montana. Gli avevano anche trovato i fondi per trasferire il museo in un ambiente più consono, ma lui è stato irremovibile. Il museo resta lì, dedicato alla buonanima della sua mamma Gemma. (finito di scrivere ho trovato sia la casa di Pria – clik – che i suoi libri – clik)
Lui circola per l’entroterra e le valli limitrofe con un motorino – non uno scooter, un motorino, tipo vecchio Ciao – in cerca di filoni interessanti. Ha il sacro terrore che qualche altro Cercatore di Pietre lo segua per soffiargli (improbabili?) scoop mineralogici. Mi ha accettato tra i piedi – dopo aver appurato che di terre rare non ne so una sega - perché quando qualcuno riusce a fare una visita al Museo (e non è facile, Pria non ha di telefono, bisogna buttarsi in mezzo alla strada quando sfreccia sul Ciao per fissare una visita guidata) lui teme si tratti di qualche agente segreto infiltrato e io a quello gli servivo, a controllare i personaggi loschi – in realtà aveva anche le papere in giardino a tale scopo. Se iniziavano a starnazzare durante una visita erano guai per gli incauti ospiti (ora glien’è rimasta una, vecchia e pazza come il padrone). Poi l’ho abbandonato anche io, però mi ha insegnato tante cose. Appena arrivavo mi offriva un bicchiere di vino, poi facevamo il giro delle vetrinette, ce l’ha tutti i minerali dei nostri monti. E poi mi portava in giro a vederle quelle pietre, al loro posto. E non per vantarmi, ma qui non ci si fa mancare nulla.
Siamo sulla ruga del bracco, una frattura del mantello sul fondo del mare in epoca giurassica ci ha lasciato formazioni molto affascinanti, rocce di origine magmatica su cui vivono vegetali altrettanto affascinanti,
roba di nicchia, adattamenti estremi per vivere su un terreno ostile, povero e velenoso.
Ci sono le serpentine verde pallido, i gabbri neri con grossi cristalli luccicanti e i basalti a pillow, palloncini di lava risalita in superficie velocemente e solidificata così, a boccia (stessa storia della molto più monumentale Giant Causeway in Ulster)
E poi via via tutte le sedimentazioni successive, dai calcari a calpionella fino all’ardesia, passando per i diaspri.
Ecco, io ne no fo una colpa a nessuno, se mi devo fare un trasloco da sola! E’ la sesta volta che trasloco, pietre e tutto.
(*) i lumaconi, quelli senza guscio, sono ermofroditi e copulano lungo uno spesso filo di bava che appiccicano ad un ramo, e poi si strusciano, con le cloache aperte, su e giù per il filo. Per i ragni maschi, scopare è un mestiere difficile. La femmina è enorme, spesso il ragnuncolo non le arriva nemmeno a metà zampa, ed è cattiva. Ho visto ragnetti sbranati un pezzetto alla volta continuare ad approcciare la loro assassina, ogni volta con una zampetta in meno, culo che ne hanno 8.
Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.
Cent’anni di solitudine G.G.Marquez
La Giulitta
Quello si tiene. Lo restauriamo e diventa il letto di Carolina, perché Carolina viene con me.
E’ contenta, non lo da tanto a vedere ma credo che anche lei non veda l’ora che sia pronta, la casa della Giulitta.
E le ho anche promesso che appena ci vado a vivere, ci si ripiglia le galline. Le ultime 4 gliele aveva succhiate la faina qualche mese fa, e a nonna gli mancano.
Il gallinaio è proprio a metà strada, nei dieci metri che dividono quella che diventerà casa mia da casa di nonna. E’ un gallinaio da mille e una notte, con capannuccia (divisa in due, zona giorno e zona notte con il trespolo!) e giardinetto recintato, invaso dal gelsomino.
E nonna per la prima volta nella sua vita non ha mosso eccezioni. Quella che non ha accettato NESSUNO dei miei ex fidanzati, (con Samson non ha voluto mai fare nemmeno una foto, perché “lè troppu neigru”. Il boscaiolo era bianco ma abitavamo insieme fuori dal matrimonio? 6 mesi senza rivolgermi la parola), viene a vivere con me e Ahmed.
Solo a dormire però, ci tiene a precisarlo. Il padrone di casa (della mia e della sua, il possidente del borgo) per farla arrabbiare le dice che deve sgomberare e venirsene a vivere con me giorno e notte, e lei risponde che lui è un po’ tocco.
E’ sempre più incazzata di dover morire e la sera andiamo a turno a dormire con lei, credo che abbia paura di morire da sola, perché non ha bisogno assolutamente
di niente, è autonoma e quando dormo lì e la mattina alzo la tapparella, magari alle 6, la vedo laggiù in mezzo al campo, che cammina un po’ malferma e piano piano ma col suo mazzetto di prezzemolo per fare il sugo e lei sente la tapparella e si gira e io alzo una mano e lei anche e mi sale il magone, cazzo, Carolina, ma quanto ti voglio bene?
Ultima estate al mare.
Dalla finestra della cucina della Giulitta si vede il fico d’india, quello che ha portato dalla Calabria mio nonno e ora è enorme, e le pale penzolano dal muretto a secco. Subito dopo c’è la casa di nonna, un po’ nascosta dal limone.
La Giulitta invece non c’è più, è morta l’anno scorso. Un’esistenza più che discreta la sua. Se ne gironzolava per i campi lì davanti, con la pancia in fuori e i suoi mille stracci uno sull’altro, il passo lemme da donna incinta, le mani sui fianchi e una cantilena sul tono della “i” che ha scandito le giornate di tutti, a “Villa Rocca” (o “Contrada delle fantine” come la chiamano. Pochi matrimoni tra le arzille signore che popolano il rione, che mi possa portare buono).
La Giulitta era strana. Si mangiava le parole e me faceva paura da piccola, non le ho parlato fino a che non sono diventata grande.
A casa sua non c’ero mai stata, ma passavo lì davanti – ed è uno dei primi ricordi che ho di bimba – e mi arrampicavo sulle scale per andare dalla cognata (stranina pure lei devo dire) che mi dava dei bicchieroni di vino rosso con lo zucchero, fin da piccolissima. Mi ricordo proprio di come mi sembrassero alti quegli scalini, e mi ci arrampicavo a 4 zampe.
E
Però la sera ci sono le lucciole. Non tante come quando ero piccola, ma ci sono. E c’è odore di stagioni che cambiano e impari quando è la stagione delle ciliegie e quando delle zucchine e se avrò mai un bambino vorrei proprio che crescesse lì. 
E la casa della Giulitta ha un terrazzo che è il tetto delle cantine sotto ed è come un’aia. Ci mettevano a seccare il granturco su grossi lenzuoli, quando c’erano ancora i campi di granturco, prima di portarlo al mulino.
Ultima estate al mare, a ottobre si torna in campagna, si torna a casa, nella casa della Giulitta.
Anche i miei nasturzi tornano in campagna con me, alla faccia della Signorina Rottermaier. Borgo Renà sentirà la mancanza delle mie finestre fiorite.
- Nucleare, la verità dell'Iran. Intervista ad un esponente del governo
-ElBaradei - Intervista sullo stato del TNP
- Alla mia collera e alla mia fame!
afghanistan
alif
arabiyya
arabo fo da me
bisognerebbe andarci
cageprisoners
calabria
carolina mia
casmii
cose di casa
elbaradei
electronic intifada
fantozzi corporescion
femmine
gandhi
gromolo valley
hikmet
information clearing house
iran
iranblog
islam
israele
kenya mapenzi yangu
khalil bendib
kibokerie
lucarelli
makarone
mamafrica
marocco
memoria
migranti
mordechaivanunu
mush
nucleare
oh gina
pakistan
personaggi in viaggio
pessimismo e fastidio
poderosa
qultura
resistenza
ritvanmemory
sono una fava
taliban
teste di lingam
torrimichelguglielmo
traduzioni
ulster
uruknet
villaggio in vacanza
zonzo
-Comunità Marocchina in Italia-